Antica Pieve – Erbusco, via Castello
Risale al XII secolo ed è considerata come uno dei più raffinati esempi dell'architettura lombarda.
Nell'abside sono raffigurate l'Annunciazione, un affresco datato 1430, e una Crocifissione della stessa epoca, mentre un riquadro raffigurante S. Orsola pare risalire al Trecento. Alcuni critici sostengono che negli affreschi vi sia stata l'influenza di Gentile da Fabriano, il quale negli anni 1417-18 soggiornò a Brescia lavorando ai dipinti della Chiesa del Broletto.
La Pieve ha sede in via Castello. Qui ha sede anche il vecchio oratorio di Erbusco e, come si capisce dal nome della via, un tempo c'era l'insediamento di un castello con mura circondato da un fossato e innalzate dagli erbuschesi nei tempi antichi per proteggere la città dagli attacchi esterni.
Palazzo Martinengo, ora dei conti Lechi – Erbusco, via Verdi
Fu costruito a cavallo del XVI e del XVII secolo. L'edificio venne modificato durante il Seicento da Martinengo Colleoni e successivamente (1830) dai Fenaroli. Il complesso ha una caratteristica forma ad "U", con un cortile interno sul quale si apre un porticato di 11 campate centrali e 9 campate per ciascuna delle due ali. Davanti al cortile si stende un giardino all'italiana chiuso da una cancellata e da un arcone sulla via. Il corpo centrale ha una loggia architravata di stile palladiano con lunga balaustra. AI centro dell'edificio si trova un grande salone che sorpassa il tetto con un timpano.
Palazzo Chizzola, Marchetti di Montestrutto – Erbusco, Via Verdi
Costruito tra XVII e XVIII secolo, è facilmente individuabile in quanto si affaccia direttamente sulla piazza della Chiesa con una torretta d'angolo, nella quale si notano strette feritoie per archibugi. Un ampio porticato dotato di cinque arcate per parte, è sostenuto da pilastri bugnati in pietra. Lo stemma dei Chizzola sta in chiave di volta del portale (realizzato in arenaria e leggermente bugnato anch'esso), sovrastato da un balcone con colonnine.
Palazzo Cavalleri, ora Municipio – Erbusco, via Verdi
L'attuale sede del municipio un tempo era una villa di proprietà della famiglia Cavalleri. E' stata acquistata dal comune negli anni settanta. Il consiglio comunale ora si svolge in una bellissima sala affrescata, probabilmente il salone delle feste.
Villa Maggi già Girelli - Erbusco Spina
La villa, come si presenta oggi, è il frutto di un assemblaggio di tre corpi di fabbrica costruiti nell’arco di tre secoli. Il primo è l’imponente torre squadrata costruita da Ascanio Girelli, proseguita poi dal figlio Giovanni Antonio. Passato in proprietà alla famiglia Maggi nel 1868 la costruzione viene completata dal Conte Onofrio Maggi che, chiudendo un passaggio carraio, crea un’ampia sala da pranzo, con ampie porte finestre, che conferisce nobiltà a tutta la struttura. Ma degno di altrettanta ammirazione e il curatissimo giardino che la circonda e che conferisce al palazzo le caratteristiche di elegante villa.
PEDERGNANO
Pedergnano, borgo di antica origine romana, oggi è una frazione di Erbusco poco nota, ma ricca di un patrimonio di cultura che sorprende.
Il “cuore” del paese è racchiuso nella piazzetta nota per le vicende storiche del 1400 ed in particolare del 1600.
Su questo piccolo spazio si affacciano le due dimore più antiche, Casa Tiberi e Casa Giacobbe, e la chiesa di S. Nicola del 1630, intorno alla quale ruota tutta la vita dell'intera comunità.
Casa Tiberi, già sede conventuale fra il XIV e XV secolo, passa in proprietà a questa grande nobile famiglia di mercanti conservando la deliziosa loggetta composta da 14 arcatelle tribolate poggianti su semplici colonne cilindriche chiusa a sera da una bella torre colombaia del XVI secolo.
La stessa famiglia Tiberi nell'anno della peste, 1630, contribuisce alla costruzione della Chiesa di S.Nicola come si legge sull'inserzione posta sul portale d'ingresso.
Il bel portale di Casa Giacobbe, secondo la tradizione, l'”antico castello”, presenta nella ghiera dell'arco lo stemma di S. Carlo Borromeo, in visita nel 1580.
Così, come i potenti hanno tramandato grandiose costruzioni, anche gli umili hanno lasciato traccia in vicolo Chiuso di un'architettura che, seppur nella semplicità dei materiali e delle forme, testimonia un originale equilibrio volumetrico ricco di calde tonalità dei ciottoli morenici, del medolo e delle calcari di Franciacorta e uno spiccato senso dell'armonia e del gusto dei nostri avi.