EPOCA: secolo XIII, con interventi successivi (datazione probabile)
STATO DI CONSERVAZIONE: discreto

Esterno

Il castello occupa, con la sua struttura architettonica e la cinta muraria, tutta la sommità della collina su cui si trova. A pianta rettangolare, piuttosto irregolare, il castello è ancora parzialmente leggibile nelle sue strutture fondamentali. Sia il prospetto nord, sia il prospetto sud, presentano una tessitura muraria composta da medolo, da ciottoli morenici, da frammenti di cotto, testimoni della conformazione geologica del suolo, materiali che accrescono la severità e l’imponenza delle masse. Le solide e nude superfici sono una dimostrazione di abilità tecnica sia nella corretta collocazione dei conci di medolo nelle testate d’angolo, sia nell’ordinata disposizione in corsi orizzontali dei ciottolo morenici. La lineare, ma possente facciata sud del castello, è scandita da ritmiche aperture rettangolari, intervallate da finestrelle quadrate asimmetriche, con forti strombature. Al piano terra, a est e a ovest, due semplici aperture architravate, immettono, attraverso una scala in pietra di Sarnico, al sottostante giardino. A mattina, sporgente dal filo di facciata, si innalza il corpo di fabbrica che comprende l’androne di ingresso al ponte levatoio. La facciata sud termina con un’alta muraglia, con una più raffinata e omogenea distribuzione dei materiali, che ingloba anche la struttura dell’antica Chiesa di S. Maria Addolorata, oggi sede della Biblioteca comunale. Il prospetto nord presenta i segni di numerosi tamponamenti, testimoni delle variazioni d’uso del castello nel corso dei secoli. A ovest, al piano terra, si nota un’apertura tamponata ad arco a pieno centro, con cordonatura in medolo. Altre aperture sono architravate, con cornici in pietra di Sarnico e piccolo davanzale. L’intera superficie è scandita da aperture diverse per dimensione e posizione, che creano un bel gioco chiaroscuro che vivacizza l’intera facciata nord. Avvalora tale dinamicità di masse, la scala esterna, sul lato sinistro dell’arco del ponte levatoio, come il suo muro di sostegno a mezz’arco e la sua ringhiera lineare in ferro battuto che porta al primo piano, dove si aprono i locali retrostanti. A lato della porta della canonica, nella rustica superficie muraria, si conservano piccoli lacerti scialbati di un’antica geometrica decorazione altomedioevale. Tangente alla facciata nord, si snoda con orientamento sud-nord, l’antica costruzione della ex Chiesa e dell’ ex Oratorio, con il suo elegante e arioso portico settecentesco che chiude, a mattina, la piazzetta interna del castello.

Interno

Gli interni, adibiti a Canonica, sono il frutto di più restauri e modifiche strutturali. Le volte dell’ingresso e delle scale sono a botte, mentre nelle varie sale al piano terra e al primo piano, le volte sono unghiate, parzialmente interrotte da pareti divisorie, che ne spezzano l’armonia e l’equilibrio. Le aperture sono strombate, frutto di un restauro degli ultimi anni.

Ponte levatoio

La parte migliore leggibile è il prospetto sud, basato su una struttura parallelepipeda con copertura in coppi, dalla tessitura muraria ordinata, formata da conci di medolo posti pure come pietra d’angolo, ciottoli morenici e mattoni disposti in corsi orizzontali. L’ampio arco centrale, leggermente ribassato, presenta una lineare cordonatura a raggiera in cotto e al di sopra, una piccola nicchia rettangolare che si sviluppa nello spazio centrale fra le due profonde scanalature dei bolzoni, dove fino a pochi anni fa si poteva vedere un frammento di affresco su tonalità azzurrine, raffigurante la Madonna con Bambino. Il vano d’entrata con volta a botte, vede nell’angolo a sud est della parete orientale, l’inserimento nel muro di una parte di stele funeraria romana in pietra di Botticino che mostra un’iscrizione abrasa e frammentaria dove si legge ancora la parola SIBI. L’arco del prospetto nord, del tutto uguale a quello sud tranne nell’assenza della cordonatura, introduce nella piazzetta dove, accostata alla parete, sale la scala in arenaria che conduce alle stanze del primo piano. Interessanti sono le belle mensole sagomate di gusto seicentesco, che sostengono i poggiolini con ringhiera in ferro battuto, come quella della scala. L’arco di sostegno al ponte levatoio, parzialmente visibile sul lato est del sottostante giardino, è affiancato da un secondo arco di sostegno, oggi completamente coperto.

Casa Ricci Curbastro

La casa si trova all’interno del perimetro dell’antico castello, sul lato nord-est, fra la Pieve di S. Maria e il settecentesco porticato dell’ex Oratorio e presenta un’architettura massiccia, possente nelle mura e nello schema compositivo. La dimora è ubicata nella zona più elevata del castrum e la sua tessitura muraria, composta da conci di medolo e ciottoli morenici, da pietra arenaria e frammenti di cotto, crea una piacevole quinta prospettica alla piazzetta sia per la cromia dei materiali sia per l’equilibrio armonioso delle sue aperture.

Casa quattrocentesca oggi Durjava-Prina

La struttura muraria della casa, massiccia e compatta nella successione di conci in pietra, medolo e sassi morenici, presenta sulla parete sud una facciata ingentilita da un piccolo portalino, che si apre sulla stretta via che separa la casa dalla fiancata nord della Pieve. Il portalino d’ingresso, ad arco a pieno centro, è contornato da una cornice liscia in arenaria ed elegante lunetta in ferro battuto. Al primo piano si trova, in corrispondenza dell’apertura del piano terra, una raffinata finestrella con davanzalino modanato da una dentellatura in cotto che valorizza di molto l’arco lievemente acuto, sottolineato da una fascia in cotto.

NOTIZIE STORICO CRITICHE

Probabilmente è il più antico castello della Franciacorta, eretto forse prima del Mille, conserva, solo in parte, la sua struttura medioevale. Le sue antiche mura erano circondate, lungo tutto il perimetro, da un fossato profondo circa sei metri, oggi completamente interrato, e racchiudevano il borgo fortificato con la Pieve di S. Maria, abbracciata a nord da due case torre e a sud dal lungo fabbricato del castello, caratterizzato nella zona di sud-est dalla massiccia costruzione del ponte levatoio. Costruito forse dalla potente famiglia Martinengo o dallo stesso popolo per difendersi dagli Ungari, il castello viene citato negli Statuti Bresciani del 1279, mentre nel 1312 si sa che viene ulteriormente fortificato dai Guelfi. Nel 1326 Azzone Visconti vi stabilisce un presidio. Negli anni 1426-27 passa sotto il dominio veneto, ma nel 1438 viene conquistato da Jacopo Piccinino e devastato dalle truppe dei Visconti. Riconquistato nel 1440 dai Veneziani, nel 1470 pare sia arricchito da una via sotterranea che conduceva al castello di Rovato e a quello di Coccaglio. Nel maggio del 1509, viene occupato dai Francesi e nel 1521 dai Lanzichenecchi di Carlo V, per poi passare nuovamente sotto il dominio veneziano, nel 1529. Nel 1609-10, Giovanni da Lezze lo definisce “Castello derocato et fosse attorno spianate di raggione del Comune”. È probabile che all’inizio del XVIII secolo il castello venga ricostruito seguendo parzialmente lo schema originario e adottando come coperture interne, le volte unghiate, tipiche dell’epoca. Di certo si sa che nel XX secolo i locali del castello erano utilizzati come abitazioni per alcune famiglie del Borgo quali: Marini Silvestro, Polonini Carlo, Barbieri Carlo, Costanzi Germano. Nel 1995, il parroco pro-tempore, Don Andrea Ferronato, dà inizio ad una serie di interventi di restauro e ristrutturazione sia della parte esterna, sia della parte interna, portando le strutture architettoniche del castello all’aspetto odierno.

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Descrizioni tratte da S. Bozzetti, "Erbusco Storia Arte Cultura" - Erbusco, Comune, 2009